sabato 27 novembre 2010

e anche questa e' andata....

E' strano come ci sentiamo legati a oggetti e cose inanimate che non hanno alcun valore se non per noi e per i ricordi che ci legano. Io voglio bene al mio cuscino, non mi vergogno a dirlo anche se può essere considerato da pazzi, provo un affetto indefinito per lui. E' da quando dormo nel letto senza sbarre che e' con me e solo la sua forma, la sua altezza e morbidezza mi fanno fare sonni profondi tranquilli e rilassanti.
Oggi una parte di me se ne e' andata, oggi la casa in cui ho vissuto sei anni stupendi e' stata venduta, e' stato necessario farlo e per quanto mi sforzi a trovare motivazioni razionali che mi/ci hanno spinto a farlo, non posso fare a meno di sentirmi cosi' come mi sento...triste...profondamente triste e malinconica.
Eravamo un trio perfetto, io mia sorella e mio nonno materno. Le giornate per quanto ripetitive fossero erano sorprendenti, ogni giorno veniva fuori una storia per creare aneddoti e raccontarli ad amici e parenti. La scoperta più' sorprendente di questi sei anni e' stata andare a vivere con mio nonno materno, non avevamo, prima di allora, un rapporto speciale, come si dovrebbe avere tra nipote e nonno. Viveva, insieme alla nonna, lontano da noi, in un altra città, anche se la visita domenicale non mancava mai. Senza dubbio era molto più' legato a mia sorella, forse perché primogenita, ancora in lui erano presenti regole e consuetudini ritenute da noi arcaiche, forse perché era magra, al contrario di me che ero paffutella e rotondetta, ebbene, essendo la primogenita mia sorella era il suo pupillo, io, secondogenita ero considerata come tale, seconda. Non e' che soffrissi di questo, anzi, io avevo l'altro nonno, paterno, che viveva in casa con noi, e compensavo la carenza dell'uno con la presenza dell'altro e mi andava bene cosi', ma quando le condizioni di mia nonna peggiorarono furono costretti a trasferirsi nella nostra città e precisamente a una ventina di metri da casa nostra. Quando poco meno di un anno dal trasferimento mia nonna mori', avevo dodici anni, lui rimase solo, ogni mattina veniva da noi e passava il tempo pulendo le camere, rifacendo i letti e torturando la gattina di cinque anni. Credo che la fede che lo accompagna da sempre gli abbia dato la forza di andare avanti, ma il suo credo e' senza dubbio un po' particolare, diciamo, tutto suo. Non mancavano mai appesi alla porta d'ingresso i dieci comandamenti, quelli “veri” pero', “non quelli che fanno imparare oggi ai bambini al catechismo” e si lamentava ogni volta perché durante la messa nessuno li raccontava, e allora protestava con il prete e voleva andare dal papa per porgli la questione.
Gli anni passarono cosi', con le sue visite mattutine, strazianti per la gattina poi finite le faccende domestiche tornava a casa sua, mai una volta che si fosse fermato a pranzo, nonostante tutti i giorni puntualmente la nonna I. che viveva in casa con noi, lo invitata e puntualmente al suo rifiuto lei brontolava senza riuscire a capire il perché del suo rifiuto. Diciamo che il nonno materno che chiamerò U. per semplificare, ancora vivo, e quasi novantenne, e' sempre stato una persona particolare, molto religioso, direi fanatico, aveva una moltitudine di regole, che io definirei più come fisse, che doveva rispettare rigorosamente, uno fra tutte il cibo, ossessionato dal consumare troppo cibo, per lui era un peccato e un vizio mangiare, non un piacere divino concessoci per allietarci la vita, no lui mangiava poco e solo alcune cose, la carne “fa male' i dolci “fanno male” la cioccolata “fa male” “il caffè' e' droga” insomma la sua filosofia era tutto ciò' che ti piace fa male e va' di conseguenza evitato, ovviamente la regola non valeva solo per il cibo,ma per tutti gli altri piaceri della vita, il sesso, lo stare in compagnia, ridere scherzare, uscire , andare a divertirsi, ballare ecc. ecc. se uno rideva fragorosamente, veniva ripreso perché troppo eccessivo.
Ovviamente cercava, da buon cattolico, di imporsi con la sua fede e con il suo stile di vita ritenuto da lui impeccabile, la nostra famiglia era ciò che di più' lontano poteva esserci, chiassosi, viziosi, vivevamo in sei in casa, io, mia sorella i miei genitori e i nonni paterni,la gatta, parlavamo con una soglia di decibel più alta della norma, la domenica mattina era impossibile dormire per i continui schiamazzi, televisione, radio accese, chi chiamava da fuori, chi urlava da una stanza all'altra, per non parlare del cibo, pranzi e cene a volontà, quando si avvicinavano le feste era il delirio, zie che venivano a casa a prepara lasagne, dolci, in particolar modo il salame inglese, in ogni sua forma, con la crema, con la panna, cioccolata, nutella il tutto per un reggimento di persone, e poi le partite a carte durante il periodo natalizio, i panettoni, il vino, lo spumante, un via vai di gente, di amici. Se c'era una cosa che mio nonno non poteva sopportare era il fumo, quando venivano amici dei miei genitori l'aria si trasformava nel giro di pochi minuti in una densa nuvola grigia, gli occhi bruciavano e noi ragazzi ci chiudevamo nel salotto a imitare i grandi. Insomma mondi diversi, agli antipodi, mio padre comunista e ateo, il diavolo in persona insomma, ora credo di aver capito perché' mia madre scelse di sposarlo e noi figlie, bhe anche noi eravamo sulla stessa scia di nostro padre.
Un'altra caratterista era la sua avarizia, capisco che venendo da tempi difficili, aveva fatto la guerra, patito la fame, per lui anche un centesimo aveva un valore inestimabile, ma non riuscivi a spillargli nemmeno un soldo, come si suol dire, taccagno.
Quindi il nonno U. viveva a pochi metri da noi ma aveva il suo mondo, fatto di preghiera, rinunce, e messa ogni santo giorno. Poi le cose cambiarono, per una serie di motivi che non sto a spiegare, io e mia sorella ci trasferimmo con lui, ricordo ancora la resistenza che fece all'inizio, non che non ci volesse bene, ma il suo mondo veniva stravolto da una diciannovenne e una ventiquattrenne, io in quel periodo ero fidanzata, con il mio primo ragazzo, ero tranquilla, andavo a dormire presto, studiavo durante il giorno, idem per mia sorella, ma quando io e mia sorella diventammo magicamente single, comincio' la trasformazione di U. e la nostra. Con il tempo abbandono' piano piano alcune sue reticenze, divenne allegro, sorrideva! Raccontava barzellette! Beveva caffè! anche più di due al giorno! Ascoltava musica! oltre a radio Maria. In aggiunta si era fatto comprare da nostro zio un a fisarmonica a fiato e venne fuori quello che nessuno si sarebbe mai aspettato, una vena artistica soffocata per anni, suonava divinamente, tango, polka, valzer, il tutto accompagnato da una coreografia pazzesca! Inoltre ogni settimana si andava a fare la spesa e ci comprava tutto quello che volevamo, trucchi compresi, e non e' da poco, chi si truccava per lui era una donnaccia, ci raccontava addirittura delle sue avventure giovanili, il nonno era diventato un grande, uno di noi, e si era formata una nuova famiglia, la nostra. A volte il pomeriggio dopo la sua preghiere ci mettevamo in salotto ad ascoltare le sue storie quelle che non aveva mai raccontato, le risate, le battute i giochi, passarono sei anni vedendo la sua trasformazione, era una persona diversa, sembrava felice, poi come ogni cosa, come ci insegnala vita, fini' anche questa magia, piano piano l' Alzheimer prese il sopravvento, non era più' possibile lasciarlo solo, si dimenticava dove abitasse, a volte usciva in pigiama, la notte si svegliava vestendosi credendo che fosse giorno, non mangiava più perché si scordava di farlo si trasferì cosi' da mio zio, dove vive tutt'ora,  masenza un lavoro per poterci mantenere tornammo a vivere nella nostra vecchia casa con i nostri genitori e lasciammo una parte di noi in quella casa dove si era creata una nuova famiglia.

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